Un calcio alla ……..vita

Saper leggere i bisogni più elementari dei pazienti è, e dovrebbe essere, la capacità più importante per un operatore della salute mentale; e in effetti tutti concordano sul fatto che l'analisi dei bisogni costituisce il primo passo nella costruzione di un progetto terapeutico condiviso e fatto proprio dal paziente stesso.
Molto spesso, però, ci dimentichiamo di questo, nella necessità di proporre un nostro progetto, e ignoriamo così il diritto della persona a progettare la propria esistenza anche nei suoi aspetti più elementari.
Cercando allora di sottolineare questa tesi, si è pensato anni fà di riunire il gruppo dei pazienti più giovani del Centro Diurno proponendo delle occasioni di incontro finalizzate a stimolare l'espressione di desideri e bisogni riferiti al tempo libero.
La richiesta indiretta che questo tipo di utenza riportava è stata di interrompere il circuito "famiglia-solitudine-crisi" che rende difficile il ripristino del contatto sociale.
Il calcetto è stato allora una scelta naturale, un terreno comune tra noi e i ragazzi e ci è sembrato subito che l'esperienza di una squadra potesse veicolare tanti significati importanti.
Il giocare con squadre del tessuto sociale e quindi composte da persone "sane" fa sì che in realtà il paziente cresca socialmente, abbattendo quelle che sono le paure e le difficoltà rispetto a questo mondo che il più delle volte non lo si riconosce o viene visto come avverso, nemico. Si favorisce così attraverso questi momenti di socializzazione e di aggregazione, la costruzione di legami affettivi volti all'uscita del circuito psichiatrico ed a favorire l'integrazione sociale e la valorizzazione della persona.
Questa esperienza ha iniziato a creare condizioni che rendano possibile un minimo contatto con la realtà ed una crescita, sul piano relazionale in pazienti ormai cronicizzati nel loro stato di patologica emarginazione.
Inoltre, tutto questo fa sì che gli atleti delle altre squadre, stando gomito a gomito con i nostri utenti, li hanno conosciuti meglio e più da vicino, rivedendo la loro posizione ed il loro vissuto rispetto a quello che è stato definito quasi sempre il "pazzo"; a volte pericoloso, non sempre capito e quasi sempre non preso in considerazione nemmeno come "persona".
Confrontarsi con se stessi e con gli altri appartiene non solo alle regole del gioco ma al vivere quotidiano ed è parte integrante dello sviluppo umano. Fondamentale è che tali regole siano mosse da giuste canalizzazioni delle energie psicofisiche, con sane modalità relazionali che diano la possibilità ai nostri utenti di mettere in atto e di gestire un sano agonismo che li aiuti a conoscere ed esprimere le potenzialità perse o addirittura mai utilizzate a causa della condizione psicopatologica in cui si sono venuti a trovare.
In quest'ottica anche quest'anno, siamo all'undicesima edizione, si è organizzato il torneo di calcetto "INCONTRO". Esso ha coinvolto e coinvolge squadre del tessuto sociale (Sanità, AGESCI, Polizia Municipale, Associazione "G.Napoli", Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.), oltre chiaramente alla squadra del Centro Diurno di Mazara, e ultimamente anche altri Centri Diurni della Sicilia.
Per il futuro è già nei progetti terapeutico-riabilitativi del Centro di proseguire in attività simili, che hanno come finalità operativa l'ampliamento e la diversificazione della rete di appartenenza, con interventi centrati esplicitamente sulle capacità e non sui deficit.

Maurizio Ferro
Infermiere Professionale